Keine Gegenstände aus dem Fenster werfen

Negli anni ’80, i più giovani potrebbero anche non crederlo, la pornografia tedesca era all’avanguardia in Europa: quanto di più simile ci fosse a quella americana che, ovviamente, era all’avanguardia nel mondo. Tettone (“busen“), super tettone (“extra-busen“) e passere depilate (“rasierte“), che hanno fatto sognare una generazione (ed ispirato Cartoni animati giapponesi di Elio e le storie tese). Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, e preservativi usati per lo scarico del cesso. E urina dappertutto.
Già, perché gli anni d’oro sono lontani, e ai tedeschi è rimasto poco più che la piscia. Se nel resto del mondo il pissing, il golden shower come lo chimano altri, è una rispettabile tradizione che attirerà, che so, il suo bel 1-1,5% di appassionati fra tutti i pornofruitori, in Germania oggigiorno pare che non si possa più scopare senza inondarsi di giallo nettare puzzolente. Almeno la metà dei film erotico-sessual-pornografici prodotti in quelle terre contiene almeno una scena di “pioggia dorata” (urofilia, in termini tecnici). Non importa che sia una pellicola lesbo, anal, trans, inter-racial, mature, etero, gay, teen, amateur o quant’altro. Arriva sempre il momento in cui questi smettono di fare quello che giustamente stavano a fare in un porno, e si pisciano addosso. Addosso l’un l’altro, o addosso a sé stessi, questi tirano fuori il bigolo (improvvisamente moscio) o la patata, e scaricano litri e litri di piscia. Ci sono innumerevoli films tedeschi in cui tutto il plot si basa su una tipa che sta sdraiata in mezzo alla stanza, uno la scopa, e intorno decine di uomini si alternano per urinarla tutta. Ma anche in films normalissimi, con la solita bionda con la faccia da cavallo che si fa trombare dal solito baffetto tipo cantante degli Scorpions, ti può saltare fuori all’improvviso questa fissazione.

E poi. Se il 50% della produzione porno tedesca è piena di queste cose, dico io, sarà perché al 50% dei tedeschi, a occhio, queste cose piacciono. E questo vuol dire che se prendiamo un gruppo di otto teschi a caso (tipo: Angela Merkel, Michael Schumacher, Claudia Schiffer, Franz Beckenbauer, il dottor Mengele, Marlene Dietrich, Albert Einstein e Lothar Matthäus, tanto per dire), circa quattro di essi o esse adora questi simpatici giochi di cascatelle e spruzzi gialli. Oddio, la Merkel per favore no!!!
— — —
E quindi, premesso tutto questo, vi racconto come faccio io. Se mi tocca di uscire con una tedesca vacanziera, vogliosa di sole mare e altro, e magari c’ho intenzione dopo di portarmela da qualche parte per approfondire la relazione, ebbene, io non abbasso la guardia un istante. La osservo. La porto in giro, in qualche bar, la faccio bere, ma la osservo. Se di tanto in tanto, come tutte le donne, mi dice “Scusami” e sparisce dietro la porta del bagno per svuotare la vescica man mano che si riempie, allora bene, tutto ok e mi lancio. Se invece la maiala al cesso non ci va proprio, o ci va solo per drogarsi, e trattiene in pancia tutti i liquidi che tracanna, beh allora dico cortesemente “Auf Wiedersehen” e me la filo. Meglio non rischiare.
Ricordo anni fa, ero riuscito a portare fuori una tedeschina bellina bellina, anzi proprio un bel pezzo di gnocca. Ero pronto a tutto. La osservai tutta la sera, era fine e delicata. Le offrii ettolitri di birra. Io la osservavo ma lei al bagno mica ci andava. Cominciavo a preoccuparmi, perché la tipa mi piaceva, mi sarebbe dispiaciuto dover lasciarla perdere. Alla fine me la portai a casa, senza che lei avesse minimamente accennato al fatto che volesse liberarsi. Per prima cosa le feci vedere il bagno: “Comodissimo, puoi farci tutto, pipì, cacca, quello che vuoi“. Lei disse: “Carino!“, ma non colse l’allusione. Prima di finire nel lettone la convinsi a vedere un documentario sulle cascate del Niagara. Tutta quell’acqua scrosciante avrebbe fatto esplodere la vescica anche a Thor, ma lei niente, imperturbabile. Io le sussurravo e le facevo “psss, psssss” nell’orecchio; le premevo dolcemente come per caso l’addome; niente di niente. Alla fine perse la pazienza lei, e mi trascinò in camera da letto. Io, terrorizzato, per cercare di guadagnare ancora qualche secondo, tentai con un altro po’ di conversazione: “Come ti chiami, bellina?” le chiesi disperato. Lei sorrise e mi disse “Norbert, bellino“, spense la luce e me lo piazzò in culo. Ahi!!!.